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Il concetto di sviluppo sostenibile, fatto proprio dall’Agenda 2030 (con risoluzione approvata all’unanimità dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015) si fonda su quattro pilastri: sostenibilità ambientale, economica, istituzionale e sociale. Riprenderemo questi concetti nel pezzo dedicato alla sostenibilità. Qui invece è il caso di approfondire come le implicazioni di uno sviluppo sostenibile possano impattare positivamente sul conto economico delle aziende.

2030 agenda: la roadmap per uno sviluppo sostenibile

Questo l’incipit della risoluzione approvata all’unanimità dall’Assemblea Generale dell’ONU. Al di là del linguaggio aulico utilizzato nella stesura del documento è interessante notare come la crescita economica sia considerata uno strumento al servizio del bene comune e non un fine. La dichiarazione, infatti, prima pone degli obiettivi di carattere umanitario/sociale e solo dopo introduce l’espressione “crescita economica sostenibile”. Espressione introdotta dalla parola anche. Il testo infatti recita: “deliberiamo anche di creare le condizioni per una crescita economica sostenibile”.

Ecco il testo ufficiale nella versione italiana:

“Noi, Capi dello Stato e del Governo e Alti Rappresentanti, riuniti al Quartier Generale delle Nazioni Unite di New York dal 25 al 27 settembre 2015 per la celebrazione del settantesimo anniversario dell’ONU, oggi abbiamo stabilito i nuovi Obiettivi globali per lo Sviluppo Sostenibile … Deliberiamo, da ora al 2030, di porre fine alla povertà e alla fame in ogni luogo; di combattere le diseguaglianze all’interno e fra le nazioni; di costruire società pacifiche, giuste ed inclusive; di proteggere i diritti umani e promuovere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne e delle ragazze; di assicurare la salvaguardia duratura del pianeta e delle sue risorse naturali. Deliberiamo anche di creare le condizioni per una crescita economica sostenibile, inclusiva e duratura, per una prosperità condivisa e un lavoro dignitoso per tutti, tenendo in considerazione i diversi livelli di sviluppo e le capacità delle nazioni”.

Sviluppo sostenibile: cosa si intende

Una tale dichiarazione di intenti può far sorridere anche perché, guardando il mondo di oggi, non sembra proprio che ci sia un grande impegno da parte di alcuni tra i vari Capi di Stato e di Governo nel, ad esempio, porre fine alla povertà e alla fame piuttosto che a costruire società pacifiche e giuste o a proteggere i diritti umani.

Non è compito nostro giudicare. Lasciamo, volentieri, questo lavoro agli storici.

Il nostro obiettivo è capire come una risoluzione di portata storica come questa possa influire sulla vita quotidiana delle imprese italiane. Come uno sviluppo economico sostenibile possa e debba entrare nelle “corde” di tutti gli imprenditori.

La domanda centrale di questo articolo diventa: cosa si intende per sviluppo sostenibile?

Agenda 2030 obiettivi: quali gli impegni sottoscritti in sede ONU

l’Agenda è costituita da 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, o in via abbreviata, SDGs – inquadrati all’interno di un programma d’azione più ampio costituito da 169 traguardi, ad essi associati. I traguardi, o i goals, sono da raggiungere in ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale entro, appunto, il 2030.

Sviluppo sostenibile: la posizione dell’Europa

Anche l’Unione europea, naturalmente, è impegnata nel recepimento e nella definizione dei principi dell’Agenda 2030 di sviluppo sostenibile. Al solito le modalità di declinazione degli obiettivi a livello comunitario sono destinate a entrare nelle azioni di tutti i Paesi Membri con lo scopo di definire sempre più e sempre meglio gli obiettivi strategici. Infatti, ogni Paese del pianeta è tenuto a fornire il suo contributo per affrontare queste grandi sfide verso un sentiero sostenibile, sviluppando una propria Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile.

La declinazione italiana della ricerca di uno sviluppo sostenibile

In Italia è stata istituita la Cabina di regia “Benessere Italia”. Alla cabina, aperta presso la Presidenza del Consiglio, spetta il compito di “coordinare, monitorare, misurare e migliorare le politiche di tutti i Ministeri nel segno del benessere dei cittadini”. Un passo importante per dotare il Belpaese di una governance in ottica Agenda 2030, uno strumento che, nelle intenzioni del Governo, permetterà di promuovere un benessere equo e sostenibile mediante la definizione di nuovi approcci e nuove politiche.

In particolare, le linee di indirizzo individuate per dare attuazione all’Agenda sono definite in:

  1. rigenerazione equo sostenibile dei territori,
  2. mobilità e coesione territoriale,
  3. transizione energetica
  4. qualità della vita,
  5. economia circolare

Queste linee guida sono studiate per porre al centro la persona mirando ad una promozione di stili di vita sani, alla definizione di tempi di vita equilibrati, alla progettazione di condizioni di vita eque, alla promozione di azioni finalizzate allo sviluppo umano, alla formazione continua.

Ma questi obiettivi come impattano sulla vita delle aziende?

Obiettivi di sviluppo sostenibile: per le aziende più opportunità che minacce

Forse non tutti conoscono la teoria della Triple Bottom Line.
Secondo questa teoria (formulata da John Elkington è possibile affermare che un organizzazione aziendale, per generare risultati nel medio periodo, deve impostare la propria strategia “mixando” tre variabili: Profitto, Pianeta e Persone. Il futuro delle imprese è dunque legato alla creazione di valore per le persone (people), per il Pianeta (planet) e anche per i suoi stessi azionisti e il mercato (profit). Queste sono tre dimensioni che rivestono la medesima importanza e, al contrario di quanto accadeva anni fa, è oggi possibile fare la cosa giusta (per le persone e per il pianeta) e contemporaneamente fare profitti.

Una buona raffigurazione della teoria della Triple Bottom Line è questo grafico. Come si evince chiaramente lo sviluppo sostenibile è rappresentato dall’intersezione della sostenibilità economica, della sostenibilità ambientale e della sostenibilità sociale.

Questo il pensiero di Rebecca Henderson una docente presso la Harvard Business School impegnata da anni nella ricerca sullo sviluppo sostenibile: “.. abbiamo buoni motivi per credere che risolvere i problemi globali offra opportunità economiche per trilioni di dollari”.

Lo scenario italiano, nei dati di Unioncamere e Fondazione Symbola, conferma il megatrend in atto: essere sostenibili fa bene al business.

Il segreto è quello di considerare la sostenibilità non come un costo, bensì come un investimento. Chi lo ha fatto ha già notato conseguenze positive tangibili, soprattutto in termini di acquisizione dei clienti e vantaggio competitivo (nei confronti di chi non lo ha ancora fatto).

La tendenza è estremamente chiara: i consumatori e i clienti chiedono il cambiamento. E lo chiedono a tal punto che il 66% degli italiani sarebbero disposti a pagare di più (per prodotti e servizi) di provenienza da un brand “responsabile” (Fonte: Nielsen Global survey of corporate social responsibility and sustainability)

Ma come attuare il cambiamento?

Come prima cosa bisogna definire le priorità, cioè rivedere i 17 Sdgs e i 169 target che li sostanziano, per poi scegliere quelli più rilevanti per la propria azienda. Rilevanti sia in termini di riduzione dei rischi per le persone e l’ambiente, che in termini di opportunità di business per dar vita a prodotti, servizi o investimenti.

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Il problema della misurazione: il rating ESG

Nell’attuazione del cambiamento, come è normale, alcune aziende corrono, altre camminano veloci altre invece procedono molto piano. Al di là delle dichiarazioni rilasciate da imprenditori e CEO come è possibile andare a misurare quanto un’azienda sia vicina al raggiungimento dell’obiettivo di sviluppo economico sostenibile?

Il Rating ESG è il risultato di una valutazione effettuata tenendo conto delle attività che le aziende adottano sotto il profilo ambientale, sociale e di governance. Se, inizialmente, questa misura era applicata principalmente per valutare gli investimenti di carattere finanziario in un’organizzazione sostenibile, il rating ESG viene oggi sempre più esteso a tutte le tipologie di attività imprenditoriale quale obiettivo necessario alla vita stessa di un’impresa. In altre parole: se desideri continuare a stare sul mercato dovrai dotarti di un rating ESG positivo. Se non lo fai (o non riesci ad ottenerlo) sarà sempre più difficile competere. Un po’ come la certificazione energetica di un immobile: hai provato a vendere o affittare casa senza dotarti della certificazione? Ecco …

Approfondimenti

Il tema della sostenibilità ti interessa?
Abbiamo altri articoli che illustrano in profondità quali opportunità ti riserva il ridisegnare la tua azienda in un’ottica coerente con l’Agenda 2030:

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